Con il termine di “pratica psicomotoria” intendo definire l’insieme delle attività intenzionalmente strutturate ad accompagnare l’evoluzione della persona e che utilizzano come principale strumento di approccio il movimento.
Il gesto, il tono, la postura rappresentano il contenuto dell’atto psicomotorio, costituito da molteplici transizioni, che vengono espresse nell’uso degli oggetti; linguisticamente potrebbero essere paragonati agli aggettivi e agli avverbi inseriti all’interno di una frase, in cui l’argomento del discorso è determinato dall’oggetto utilizzato. Lo stesso gesto, sottoposto all’esame del suo svolgersi, seguendo l’orientamento del tono espresso e della postura utilizzata, porta a risultati comunicativi molto diversi.
L’attività psicomotoria che io pratico si svolge secondo la modalità del “gioco libero”, modalità che io ritengo fondamentale ed intendo con ciò un’attività le cui uniche regole fanno riferimento all’incolumità personale di ciascun partecipante e all’utilizzo, senza nessuna indicazione o condizione, degli oggetti non strutturati che vengono forniti di volta in volta. Il concetto chiave è che ognuno viene posto davanti alla propria “libertà”, intesa come responsabilità verso le scelte che implicano sé stessi e il sistema di relazioni che li circonda; la libertà all’interno del perimetro dell’attività, porta i bambini a vivere un “senso di libertà” personale per l’ottenimento della “soddisfazione dei propri desideri”, tenendo conto, però, anche della “disponibilità” personale ad impegnarsi nell’ottenimento di quanto desiderato e a comunicare agli altri tale “volontà”. Emerge così, la necessità di “mediare la propria volontà con la volontà altrui”, vivendo l’Altro, talvolta complice o antagonista nel gioco relazionale. In questo modo, il bambino può sperimentare i suoi molteplici “Sé”.
Molto importanti sono le proprietà dello spazio psicomotorio all’interno del quale si “vive” tale modalità di approccio: le caratteristiche architettoniche sono determinate da ampi spazi e percorsi non condizionati, con pareti e rivestimenti non decorativi; un’illuminazione regolabile in funzione degli scopi delle attività; un’acustica buona ed una buona insonorizzazione per non avere disturbi dall’esterno.
Prima che si dia avvio alla seduta di gioco psicomotorio è indispensabile creare un momento di “sospensione” per rendere identificabile lo spazio e il tempo, compresi in una dimensione diversa dal quotidiano; a questo scopo, ogni psicomotricista individua strategie personali di comunicazione ai bambini, all’interno delle quali vengono espresse delle regole che consentiranno di attuare il gioco: non far male a sé, non far male agli altri, non far male al cuore, intendendo con ciò l’importanza del rispetto reciproco nella relazione. Questa “parentesi” che richiama l’attenzione nell’agire, è utile per far sì che il gioco esista. All’interno di questo gioco, il ruolo dello psicomotricista fa la differenza: egli o ella non è un animatore, non propone giochi, non fornisce esempi, ma adegua la sua presenza alle necessità dei bambini che interagiscono con lui; i bambini richiedono la sua attenzione, comunicandola direttamente o con l’uso degli oggetti.
Lo psicomotricista si pone quindi sia come presenza attiva, che come “oggetto tra gli oggetti”, dotato però di una propria libertà di scelta. Attraverso l’uso proposizionale degli oggetti non strutturati, con i significati funzionali e simbolici che possono essere attribuiti, come pure quello del suo stesso corpo, egli diventa un facilitatore di esperienze: può suscitare transizioni e impersonificare diversi ruoli nel gioco con i bambini, all’interno di un ciclo di transfert e controtransfert, che monitora costantemente.
Parlare di psicomotricità significa esporre una pratica che richiede: un aggiustamento all'espressività psicomotoria infantile, sia la più ridotta, come la più eccessiva; un sistema d'atteggiamenti e d'azioni dell'operatore; una tecnica: vale a dire, un modo di agire specifico e molto personalizzato la cui strategia si costruisce partendo da un progetto per il bambino o il gruppo di bambini. Per progetto, bisogna intendere un piano di lavoro molto flessibile, da adattare continuamente alle proposte del bambino. L'educazione psicomotoria favorisce, (in uno spazio e un tempo particolari, mediante materiale specifico) la manifestazione dell'espressività psicomotoria infantile, nonché il suo sviluppo, verso tre obiettivi che si completano e si arricchiscono vicendevolmente: la comunicazione, la creazione e l'operazione (nel senso della formazione al pensiero operatorio). I tre termini vanno intesi come una triade indissociabile. Per comunicazione, s’intende la capacità di accogliere e di rispondere, nel modo più adeguato alla richiesta del bambino. Per creazione, s'intende una `produzione` molto ampia, gestuale, vocale, grafica, sonora, verbale e anche cognitiva, diretta ad altri. Per operazione, intendiamo la formazione al pensiero operatorio che suppone la capacità d'analisi e di sintesi. L'approccio psicomotorio ha come terreno specifico d'intervento il rapporto tra il corpo e i processi psichici nella costruzione dell'identità attraverso la via corporea, nonché il rapporto tra corpo ed espressività, qualunque sia il livello di funzionamento motorio. Utilizzando la conoscenza di questi rapporti e la capacità peculiare di lettura della comunicazione non verbale, lo Psicomotricista interviene nella relazione con metodi e tecniche a mediazione corporea con l'obiettivo di favorire in primo luogo il processo d'integrazione fra i diversi piani espressivi e conoscitivi che stanno alla base di quel fenomeno complesso che è la costruzione dell'identità. Questo obiettivo si realizza in un contesto comunicativo, dove la rete di scambi rende possibile il riconoscimento dell'altro e la valorizzazione delle sue risorse. La “realtà” della sala psicomotoria diviene un dominio specificato dalle operazioni dell’osservatore, definendo come osservatore un essere umano o sistema vivente che può fare delle discriminazioni e specificare ciò che distingue come un’unità, un’entità diversa da sé, utilizzabile per manipolazioni nell’interazione con altri osservatori.